I NO DELLA VITA

Quando la vita ci mette di fronte a un “no”, al posto di disperarci o anche dopo un poco di disperazione, fermiamoci a pensare. Forse quel posto di lavoro,
forse quella persona che abbiamo pensato potesse essere giusta, o quel viaggio che avevamo in mente da un po’, non era per noi.
La vita fa selezione quando noi (ancora) non siamo capaci di farla o tendiamo a seguire i condizionamenti della nostra famiglia, o le aspettative di una società basata su valori diversi dai nostri.
Qualche anno fa’ venne indetto un concorso i cui requisiti erano esattamente quelli che avevo io, avevo letto la data in cui mi sarei dovuta presentare, avevo visto un 8.
Quindi aspettavo quel giorno, l’8.
A quel tempo ero dentro un percorso di crescita interiore e spirituale e quando mi resi conto proprio l’8 che il concorso si era svolto il 6, chiamai al telefono “disperata” la mia mentore che con molta serenità e ridacchiando mi disse: “meno male che il tuo terzo occhio ci vede benissimo!”.
La disperazione sparì.
Di fronte a un no, fermati, e indaga nel tuo dentro più profondo, se in effetti non sia proprio un sì del tuo vero sé.
Sono consapevole che ogni situazione è diversa, quindi va letta contestualmente, attraverso gli occhi dell’anima.
Per esempio, se vuoi che un tuo lavoro, in cui credi tanto, venga pubblicato, esposto e così via, e ripeto, in cui credi tanto, allora non dovresti farti “disperare” da un “no”.
Ho letto da qualche parte che l’obiettivo puoi raggiungerlo se resisti almeno a tre no.
Buona selezione 🙂
(Foto di Valeria Cossu)

LA MENTE SCIMMIA

Oggi, più che al disturbo ossessivo compulsivo come spiegato nel DSM-5 (Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali) è più frequente nelle persone l’attivazione di nuclei ossessivi su dei temi, la ruminazione e un vissuto di coercizione e assedio da parte dei pensieri.

Parlo della tendenza a pensare continuamente, a commentare dentro la testa ogni più semplice cosa, a fare proiezioni future (o a stagnare nel passato accendendo l’antiquariato dei rancori) o addirittura a sceneggiare film che ci vedono protagonisti e/o comparse.

Il corpo e le sue sensazioni sono i desaparecidos, paradossalmente poi c’è un investimento sul fisico ben visibile: il ricorso alla medicina estetica anche tra i più giovani, i corpi tatuati, o anche gli allenamenti spietati in palestra, che spesso conducono più a una disarmonia che a un effettivo abbellimento.
Perché un corpo non sentito per forza deve essere contattato in qualche forma, anche se disfunzionale.

A volte osservo il mio gatto e mi rendo conto di quanto tempo dedica al riposo, alla cura del suo corpo, rispettando i suoi ritmi. Ora, non dico che dobbiamo diventare gatti, ma forse porre più attenzione ai segnali che il corpo ci dà si! Vuol dire ascoltare quando siamo un po’ stanchi. Vuol dire ascoltare quando non ci sentiamo comodi con quella persona…anche se la mente dice che è una brava persona.

Vuol dire avere cura del linguaggio del corpo, prendersi un tempo per tradurlo ed evitare di riempirlo di farmaci al primo segnale, ma magari con un po’ di introspezione fare dei collegamenti tra il segnale e ciò che è successo poco prima che si verificasse. La cosa meravigliosa è che se lo ascolti, il corpo, ti indica la via.

L’ascolto a cui mi riferisco è meditativo, calmo, attento, lucido, veicolato cioè dalla via superiore del cervello, quindi non ha niente a che fare con l’essere rapiti dalla reattività emotiva impulsiva, quella che potete leggere nei giornali quotidianamente.

Puoi allenare l’ascolto fermandoti, mentre fai un respiro profondo e porti una mano al cuore, decidendo di porgere l’orecchio all’interno, più volte al giorno.
Buona pratica
Fammi sapere se ti riesce ti leggo.

ABBI FEDE!

Domenica sono andata al pozzo di Santa Cristina.

Come al solito entro e mi siedo vicino all’acqua, mi ascolto e sto.

Ho notato una signora che si è seduta vicino e a un certo punto ha raccolto dell’acqua dal pozzo con una boccetta.  Più tardi sono andata al bagno e c’era anche lei, che si avvicina e mi dice: “per me non è un caso che ci siamo incontrate di nuovo e ti voglio dire: abbi fiducia”.

Immaginate il caldo, insomma non ero preparata, quindi la guardo negli occhi, sorrido e dico: “piena fiducia”, nella speranza che soddisfatta della sua missione spirituale possa congedarsi, ma insiste: “mi sentivo di dirti abbi fede”.

Ora, ho capito che in questo mondo della pseudo-spiritualità non puoi andare nemmeno al gabinetto con la pace dei sensi. Ecco, ringrazio questa signora che mi permette di spiegare tre concetti a cui tengo:

1. Una persona veramente spirituale si fa i fatti propri, nel senso che ha stabilito un centro interno che non gli permette di ergersi a missionario dispensatore di consigli a chi non li chiede. Non è ha proprio bisogno. Questa modalità fintamente spirituale è guidata da una forza egoica che brama una posizione di superiorità rispetto all’altro.

2. Il meccanismo psicologico in ballo è la “proiezione”: la persona trasferisce sull’altro temi che appartengono a sé. Quando ne ho parlato successivamente col mio compagno mi ha detto che lei aveva notato il libro che lui stava leggendo dentro il pozzo (Is mixinas antigas per curarsi da soli di Efisio Sanna) e poi avendo visto me lì assorta vicino all’acqua, deve aver prodotto la sua diagnosi.

3. L’assunto di base è: non entrare nel campo energetico dell’altro con la presunzione di sapere chi è, se non è proprio l’altro a invitarti o a chiederti aiuto, una persona realmente spirituale sta nell’umiltà e nel proprio centro interiore. Amen.

Nella foto: Tempio “spirituale”.

LE DUE POSSIBILITÀ

Questa cosa che vi descriverò l’ho realizzata e la percepisco dentro di me.

Proverò con un esempio personale.

Posso identificarmi con la personalità (Ego) o con l’Anima (Essenza, l’Io assoluto).

Quando mi identifico con la personalità posso soffrire perché divento una figlia che da 7 anni ha una mamma con Alzheimer, e che quindi ha dovuto e deve gestire tanti, troppi problemi e che non ha la possibilità di chiedere a sua madre un consiglio, un parere. Non può confrontarsi o ricevere la parola giusta. Divento una figlia che prova solo impotenza di fronte all’agitazione psico-motoria e sente una tale ingiustizia, mescolata alla rabbia.

Mi capita anche se raramente di identificarmi con questa parte, sicuramente quando sono più stanca, provata e non radicata.

Ma abitualmente mi posiziono sull’Anima, quella parte di me, vera, colei che sa che:

– ciò che viviamo è solo un copione,

– le nostre anime sono sempre collegate e complici,

– la facciata o i ruoli  servono solo a portare fuori qualità, possibilità, parti di sé che altrimenti non sarebbero mai emerse,

– siamo in questa vita per essere forgiati e che quando torneremo al cielo potremmo ridere insieme, ancora.

L’ Anima è intrisa di forza e di consapevolezza, una forza a cui possiamo attingere solo di fronte a certe prove.

Ma per arrivare a ciò bisogna aver domato i cavalli della personalità, dell’Ego, che desidera sguazzare nel dolore e nel vittimismo, e ambisce a una vita tranquilla, che non esiste.

Bisogna aver sviluppato una visione spirituale della vita, cioè sentire e sapere, dentro di sé, che non siamo meri pezzi di carne che camminano ma incarnazioni di una scintilla divina che nel collegamento con l’Assoluto (che per me è Dio), possono usarne le forze.

Bisogna essere lucidi per scegliere di non lasciare lo scettro alla sofferenza e per poter cogliere il raggio di luce e il senso più elevato. Se non ci riesci con le tue forze, allora serve avere l’umiltà e il coraggio di chiedere sostegno.

Pillola rossa o pillola blu?

Fammi sapere nei commenti.

RI SORGERE

Ecco, siamo prossimi al momento della risurrezione, che ci insegna come possiamo ancora una volta
ri-sorgere.
Siamo qui per migliorarci, per diventare una versione più elevata di noi stessi: come cresce il corpo fisico, devono seguirlo anche il corpo mentale e quello emotivo.
Mi piace fare una considerazione: in questo tempo è molto facile farsi rapire dall’ombra, da quelle parti di personalità in cui si vuole avere ragione, in cui ci sentiamo vittime e reattivamente scarichiamo “le colpe” sull’altro, e l’altro diventa il nemico. “L’ombra non è solo un insieme di componenti rimosse, ma anche di componenti rifiutate dalla parte cosciente, considerate pericolose” (cfr. Jung, C. Fiocchi).

E in tutto questo ci proponiamo anche come persone spirituali e adulte.
Allora come si fa a riconoscere la verità?
La verità la puoi scorgere nei piccoli gesti, nella coerenza, nella gentilezza, nell’integrità interiore, nella gratitudine. Elementi che, se sono incarnati, la persona manifesterà nella buona e nella cattiva sorte, nella salute e nella malattia.
Ma se un individuo non li ha incarnati, ma semplicemente sono idee con cui si compiace, si smaschererà da solo, alla prima occasione.

Il Reiki segue dei principi:
Solo per oggi
Non arrabbiarti
Non preoccuparti
Con gratitudine
Lavora diligentemente
Sii gentile con gli altri.

La scienza dell’anima ci insegna che l’altro è una parte di me, Gesù ci insegna il per-dono dei nostri fratelli.
Tanti sentieri conducono a un’unica verità, quella del cuore.
Una verità che ci invita alla non-separazione, al servizio:
se io oggi aiuto qualcuno, se lo perdono, un domani potrò giovare io stessa dello stesso dono, quando ne avrò bisogno.
Ma se accumulo giudizio, rancore e rifiuto, la resilienza psicologica subirà un abbattimento e l’intelligenza divina troverà ancora un modo per permettermi l’apprendimento della stessa lezione, come ci ricorda la terapia della Gestalt, il Sé attira ciò che va guarito.
Buona Pasqua, sulla via del Cuore.

Nella foto “Il battesimo di Gesù”, opera realizzata da Maestrodascia (Federico Coni)

AMORE MIO

Amare ciò che risponde alle mie aspettative,
è semplice.
Amare ciò che mi conferma,
è facile.
Amare ciò che mi fa stare bene,
è semplice.
Ma il vero amore, quello che si innalza al cielo e oltrepassa le barriere dell’ego (la personalità) è sforzarsi di amare l’altro in tutti quei casi in cui non soddisfa le mie aspettative.
Si dice che quando desideriamo con purezza una storia d’amore significativa, la vita ci fa incontrare una persona che ci mette alla prova, una sorta di “stronzetto/a”, e se siamo disposti a indagare profondamente l’esistenza, i nostri personali abissi, proprio quello stronzetto sarà l’opportunità per conoscere un altro tipo di amore, meno materiale e più capace di ergersi al di là delle forme e delle soddisfazioni.
Se sono capace di amare lo stronzetto anche quando mi lascia, mi imbroglia o sceglie un’altra strada,
sarò pronta quando avrò la relazione significativa (che ho tanto desiderato) a stare nell’amore quando l’altro mi farà vedere la mia ombra, la mia fallibilità umana, la mia noia, il mio rifiuto, considerandole porte da attraversare e non da evitare.
Solo attraversando la mia sofferenza, la crisi, potrò accedere a una forma d’amore più adulta, meno reattiva e meno basata sulle illusioni.
Le crisi nelle relazioni sono opportunità per guardare più in profondità, per interrogarci sul nostro interno, per conoscerci, per migliorarci, ma solo se invece di reagire al dolore istantaneo, figlio della nostra storia, delle nostre ferite e delle identificazioni, saremmo capaci di scegliere l’osservazione silenziosa, la calma, il dialogo, la non-separazione.
In questo sguardo meditativo e non reattivo si potrà sapere – a un certo punto – cosa scegliere per sé.
In ogni caso avremmo colto il dono che quella crisi, sofferenza o problema è venuta/o a offrirci.
Buon Amore.

Foto: Valeria Cossu

La vita tranquilla

Bisogna surfare!

La maggior parte di noi vorrebbe una vita tranquilla, ma è vero che nella vita tranquilla non cresciamo e non scopriamo le nostre risorse più elevate. Incontro tutti i giorni persone che, nelle prove più inaspettate, hanno conosciuto forze interne di cui non sapevano nulla. Queste forze emergono quando succedono cose che non ci piacciono, che ci fanno male, cose che ci fanno uscire dallo status quo e ci chiedono di fermarci, di riflettere, di fare cambiamenti o di rinunciare a qualcosa. La quantità di sofferenza e di dolore dipende dalla nostra tendenza a opporre resistenza: cioè il fatto che non accettiamo quello che accade.

Ci arrabbiamo, ci agitiamo, ce la prendiamo con Dio.

“Perché Dio permette questa cosa così tremenda?”

La risposta è sempre la stessa: per crescere!

Dobbiamo surfare tra le onde!

Ti assicuro che se trascorressi la maggior parte del tempo in spiaggia a bere spritz, a postare foto su Instagram, a partecipare a feste e concerti ti sentiresti presto apatico, la tua autostima crollerebbe e nessun ritocco estetico potrebbe restituirtela.

In fondo nessuno guarda sempre e solo commedie, o sbaglio?

Abbiamo bisogno dell’abisso, dello sforzo e del buio perché la nostra mente è duale e trova pienezza  nello sperimentare gli opposti. La pienezza, la vitalità, il senso puoi riscoprirli solo nel servizio e nel donare degli istanti buoni a qualcun altro. Nel tuo lavoro, quando vai a fare la spesa, in famiglia, quando incontri gli amici hai la possibilità di essere mediocre o evoluto, di dare importanza e ricchezza a chi hai davanti o manifestare assenza.

Anche se in questo preciso momento sei disoccupato, cerca di esserlo in maniera evoluta, qualcuno da aiutare c’è sempre, trova, escogita un modo per uscire dall’energia in cui sei (forse bassa) dando il tuo sostegno a qualcuno.

Creando cioè un cambiamento prima interiore.

La vita rispecchia sempre il nostro vibrare emotivo, e rispecchia i nostri meccanismi mentali.

Se non dedichi la tua vita a qualcosa o a qualcuno ti sentirai insoddisfatto, anche se stai camminando per strada e non sai che cavolo fare della tua vita puoi scegliere come essere: mediocre o lucente, incavolato o in pace, e ciò condizionerà qualcuno.

Buon surf ♥️

Buon Natale ❤️

Giorni fa ho dato lo stesso appuntamento a tre pazienti. Dopo lo shock iniziale ho riflettuto su questo errore per me molto grave, perché ci sta darlo a due persone, può capitare, ma a tre indica proprio che bisogna fermarsi a osservare.

Ho sentito per un po’ la parte di me severa che me ne diceva di ogni e mi stava creando abbattimento.

Ma non le ho dato spazio.

L’ho ascoltata, mi sono scusata con le persone coinvolte e poi stop.

Io scelgo di mettere un limite al mio persecutore. Oggi non ha più spazio.

Ma non solo gli metto uno stop ma ingaggio anche la parte più amorevole di me per sostenermi e per incoraggiarmi.

Perché vi racconto il mio dialogo con le parti interne?

Perché per vivere in modo sereno bisogna imparare a farlo.

È stato riscontrato un aumento nell’assunzione di psicofarmaci nell’ultimo anno in Italia, soprattutto tra i più giovani (dai 15 ai 34 anni), parliamo di antidepressivi e di stabilizzanti dell’umore.

Farmaci che creano gli stessi meccanismi di assuefazione e dipendenza di una droga.

Ancora non esiste una cultura del lavoro psicologico su di sé, abbiamo un corso di formazione per tutto, ma guai ad andare dalla psicologa e dalla psicoterapeuta.

Capire e imparare a gestire il mentale e le emozioni è la cosa più importante per guidare la nostra persona in questa avventura che è la vita.

Le emozioni ci sono state date per capire noi stessi nel nostro ambiente e agire di conseguenza.

Ma se l’unica cosa che conoscete è l’ansia, c’è qualcosa che non va.

Se la vostra parte oscura vi obbliga a vivere continuamente in uno stato di allerta, attacco e difesa, c’è qualcosa che non va.

Se fate fatica a trovare il senso nella quotidianità, c’è qualcosa che non va.

Se avete problemi con tutti e sembra che tutti sbaglino con voi, c’è qualcosa che non va.

Potrei continuare con gli esempi ma credo siano sufficienti.

Ferite ne abbiamo tutti perché nessuno è stato amato in modo incondizionato e se siamo ancora analfabeti emotivi immaginate al tempo dei nostri nonni e genitori.

Ma ora è più difficile, ci sono troppi stimoli, troppi contenuti facilmente accessibili, i genitori lavorano entrambi e i giovani non hanno punti di riferimento strutturati e fermi.

Dobbiamo svegliarci!

Garantire un supporto emotivo a voi stessi e ai vostri figli sicuramente è più importante dell’ultimo modello delle Nike.

Le ferite che abbiamo sotto il tappeto continuano a succhiare energia e fin quando non le affronteremo, avremo sempre meno energia vitale a disposizione per il resto, perché parte viene prosciugata dal dolore (inconsapevolmente e continuamente).

Con affetto e gratitudine, buon Natale!

DAL MIO DIARIO SEGRETO.

Oggi voglio fare una riflessione, ma in forma scritta.

Il mio lavoro mi dona la possibilità di accorgermi di come oggi ci sia un accesso a tutta una serie di tecniche spirituali, spropositato.

Le persone parlano usando nomi di filosofie, nomi psicoanalitici, nomi derivanti dalla scienza dell’anima.

Le persone costellano.

Le persone, a volte, costellano anche ciò che hanno nel frigorifero, perché magari la carota non è messa come loro si erano immaginate.

Ora, certo, tu puoi costellare, regredire alle vite passate, farti fare le carte per fare UNA esperienza, ma diverso è fare ricorso (compulsivamente) a tutto ciò per capire se oggi devi mangiare carne o pesce.

La nostra attenzione dovrebbe volgersi al modo in cui viviamo il momento presente.

Riempire la testa di paroloni spirituali al posto dei gossip, non risolve la situazione, il problema resta il riempimento della testa che ti impedisce di vivere il momento presente e di accedere a chi sei veramente.

Che il tuo ego sia riempito di posti fighi in cui fare l’aperitivo o di guru spirituali, sempre ego è!

Il punto è:

  • riesci a gestire i tuoi pensieri?
  • riesci a regolare le tue emozioni quando la vita non va come vorresti?
  • riesci a vivere nell’adesso con valori elevati, o anche nel tuo bel mondo spirituale e di crescita personale continui a comportarti secondo il codice di Hammurabi?

Le persone partecipano a incontri in cui i corpi (fisico, emotivo e mentale) vengono strappazzati, e poi tornano alla loro quotidianità con una porzione energetica più alta, che, se non viene portato avanti un adeguato lavoro psicologico, scompenserà la psiche e l’equilibrio.

Il punto è la delicatezza, la gradualità, l’armonia, la tutela per ogni aspetto della propria persona, sopratutto per quelle parti più nascoste e segretate.

Non risolverete nessun trauma partecipando a un rituale sciamanico, o piangendo compulsivamente per due ore durante una costellazione, o facendovi un viaggio astrale in cui affermate di aver incontrato Gesù.

Nessuna pappetta pronta.

Il lavoro psicologico è osservare istante dopo istante il proprio modo di essere al mondo, accorgersi di cosa si produce in sé nei vari momenti della giornata, a seconda dei luoghi, delle persone e delle situazioni, contattando quelle ferite e qui meccanismi più dolorosi con profonda dedizione e amore.

Amen.

DOMUS

Quest’anno mi avvicino al mio periodo di ferie con una consapevolezza diversa:

innanzitutto ho cercato di essere presente ogni giorno,

anche con la mia stanchezza

anche con le mie scelte

anche con il mio tentativo di prendermi un momento di pausa ogni giorno.

Le ferie non possono essere un evadere dalla quotidianità.

Pensaci, se vuoi evadere dalla quotidianità, vuol dire che non ti piace e che la devi cambiare, anche poco poco

Per me la vacanza è un tempo denso per me,

è un tempo in cui i miei occhi si voltano esclusivamente verso la mia persona o almeno ci provo.

È un tempo in cui scelgo di stare accanto a quel paesaggio della natura che amo profondamente e che mi dona energia,

un momento in cui rallentare le azioni per espanderle e respirarle con tutti i polmoni.

È un tempo di caverna, in cui muoio per rinascere nuova

e più capace di donare.

Quest’anno mi auguro e vi auguro un buon tempo con una poesia di Massimo Vincis, Domus, che ben descrive pensieri e sensazioni che conosco.

Vi allego una foto della poesia contenuta nella sua raccolta “11:11 ordinari (disordinati) flussi quotidiani” (amicolibro).

A presto ♥️