L’ amore verticale

Una relazione lunga verrà sottoposta a prove e i membri della coppia dovranno attraversare delle sfide.
Ogni sfida presuppone una quantità di dolore che può essere affrontato reagendo o meditando.
La prova, o come la chiama Pinkola Estes “la donna scheletro“, rappresenta la fase di morte della relazione, non intesa come rottura, ma come momento scuro, deformato, doloroso, una palude che risucchia.
Scrive Estes nel suo libro Donne che corrono coi lupi (1993) “che cosa muore? Muore l’illusione, muoiono le aspettative, la bramosia di avere tutto, il desiderio di prendere solo il bello, tutto questo muore. Siccome l’amore porta sempre a una discesa nella natura morte, comprendiamo bene come mai siano necessari grande potere su di sé e sentimento”. Continua l’autrice: “spesso il doloroso piacere dell’eccitamento sessuale si indebolisce, oppure si vedono i lati fragili e lesi dell’altro, o la sua inadeguatezza come trofeo, ed ecco qua che la vecchia ragazza calva e dai denti ingialliti affiora in superficie”.
Ecco dunque che quando si presenta l’ostacolo, è fondamentale non farsi gestire dall’impulsività, è necessario meditare, ascoltare, aspettare, per riuscire a discernere il velo di Maya.

L’ostacolo nasconde sempre anche un’opportunità, un tesoro, ma non se si persegue la via più semplice, quella che implica cioè l’evitamento o l’eliminazione repentina del disagio e del dolore come ad esempio il farsi l’amante o mollare ed iniziare un’altra relazione, senza darsi il tempo di elaborare la perdita.
In questo caso si perpetuerà una ripetizione infinita di un copione finché l’anima non sarà pronta per una profondità maggiore.
La cosa buona è che in qualunque momento la consapevolezza può essere accesa e può permettere alla relazione di diventare un terreno sacro per la crescita.

Costruire una relazione significa accettare la natura vita/morte/vita, accogliere il freddo inverno con fede che la morte conduca a una rinascita, scegliendo di rimanere invece di fuggire subito a gambe levate.
Bisogna allenare una grande consapevolezza per non farsi rapire dai momenti di follia, come li chiama Tolle.
Neal Donald Walsh (1995) a proposito scrive: “sì, le cose che gli altri pensano, dicono o fanno talvolta saranno fonte di dolore per voi, fino a quando cesseranno di esserlo. Quello che vi farà giungere più rapidamente da un punto all’altro è la totale sincerità, l’essere desiderosi di sostenere, di riconoscere e dichiarare ciò che si prova in merito a un’esperienza. Dite la vostra verità con gentilezza, ma senza reticenze e riserve. Vivete la vostra verità, con dolcezza, ma in maniera totale e coerente”.
Le parole che ho scritto non si applicano a quelle relazioni in cui il grado di disfunzionalità conduce all’abuso costante, psicologico e fisico.
È un contenuto per quelle persone che hanno scelto di crescere ed evolvere insieme.

Nella foto le ombre di una coppia.

 

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